6-7/7 • Caso Medea: tensioni e scontri verbali durante il grande controinterrogatorio alla scuola media Albert Vinçon

Sesta e settima udienza nel caso Medea alla scuola media Albert Vinçon

Questa volta, spazio alla confrontazione. Dopo diverse settimane di istruttoria, di preparazione delle testimonianze e di elaborazione delle strategie di difesa, gli studenti hanno finalmente fatto un nuovo passo avanti nel processo fittizio: il controinterrogatorio incrociato. Per due ore, la classe si è trasformata in una vera e propria sala d’udienza, dove i gruppi si sono affrontati in una serie di scambi rapidi organizzati come uno speed-dating giudiziario.

Un meccanismo ben collaudato per far circolare la parola

Per strutturare i dibattiti, ogni gruppo ha distribuito i ruoli tra i suoi membri: un portavoce, incaricato di rispondere alle domande; un interrogatore, incaricato di condurre il controinterrogatorio; un cancelliere, incaricato di mettere a verbale le risposte ottenute. Nella sala sono stati allestiti tre spazi d’udienza. Il principio è semplice: 7 minuti e 30 secondi di interrogatorio per un primo gruppo; 7 minuti e 30 secondi di risposta invertita; poi cambio di tavolo per una nuova confrontazione. Tra un round e l’altro, cinque minuti di pausa permettono ai gruppi di respirare, di preparare la scheda di interrogatorio successiva… e di raccogliere le idee. Una campanella scandisce il ritmo di tutti gli scambi.

Dibattiti più vivaci del previsto

Molto rapidamente, la dinamica si stabilizza. Gli studenti, visibilmente ben preparati, si appropriano pienamente dell’esercizio. Le domande fioccano. Le obiezioni si susseguono. I gruppi rilanciano, approfondiscono, cercano la contraddizione. Incoraggiati ad andare oltre le domande preparate, gli studenti non esitano a improvvisare per sfruttare le falle degli avversari. Il risultato: scambi impegnati, strutturati, argomentati, a volte divertenti e spesso molto combattuti.

Quando il gioco di ruolo diventa fin troppo reale

L’intensità della sessione rivela tuttavia una difficoltà nuova: a forza di incarnare il proprio personaggio, alcuni studenti faticano a volte a mantenere la distanza tra il gioco di ruolo e il coinvolgimento personale. Difendere Medea, Giasone o Creonte di fronte ad accuse ripetute diventa un vero esercizio di postura. Alcuni si sentono attaccati al di là del ruolo che interpretano. Altri si impegnano con una tale convinzione che gli scambi diventano particolarmente appassionati. Tra due round, i facilitatori si prendono quindi il tempo di ricordare i concetti fondamentali: la distinzione tra argomento critico e attacco personale, l’importanza dell’ascolto attivo e la necessità di mantenere un quadro di dibattito rispettoso.

Una sessione esigente… ma decisiva

Il sistema si è rivelato particolarmente intenso: ritmo sostenuto, concentrazione costante, livello sonoro elevato e forte mobilitazione cognitiva ed emotiva. Un’energia che testimonia anche lo straordinario impegno degli studenti nell’attività. L’insegnante, che aveva proseguito il lavoro preparatorio in classe tra una sessione e l’altra, ha potuto constatare quanto gli studenti si fossero appropriati delle sfide argomentative del processo.

Un caso sempre più difficile da giudicare

Al termine di questa sessione, una cosa è chiara: ogni personaggio dispone ormai di una difesa solida e coerente. Il processo di Medea non somiglia più a una semplice ricerca di colpevolezza. Diventa un’esplorazione complessa di punti di vista, interessi e racconti contraddittori.

Prossima tappa: verso il verdetto?

Il controinterrogatorio è ormai concluso. Le testimonianze sono state confrontate. Le posizioni sono chiarite. Le contraddizioni sono emerse. Il dossier si avvicina alla sua conclusione. Ma alla scuola media Albert Vinçon, una domanda rimane più aperta che mai: in questo caso, si può ancora indicare un solo colpevole?