Come nasce il mito di Medea come mater terribilis?

Nella primavera del 431 a. C., ad Atene, la competizione teatrale di drammi che si teneva durante le feste religiose in onore di Dioniso, le “Grandi Dionisie”, fu vinto da Euforione, figlio di Eschilo. Il secondo premio fu assegnato a Sofocle. Il terzo ed ultimo premio (di consolazione per aver superato almeno la selezione iniziale dei tre poeti in gara) toccò ad Euripide, che aveva presentato una trilogia della quale faceva parte la Medea.

Euripide scrisse quest’opera basandosi su un mito esistente e su una figura ben nota agli Ateniesi, Medea, ma pare che abbia “arricchito” la storia con importanti dettagli! Infatti, nessuna fonte, prima di Euripide, allude in modo esplicito a un’azione intenzionale e violenta da parte della madre, né la morte dei figli viene messa in relazione con il rapporto di Medea con Giasone.

Queste alcune delle versioni precedenti del mito:

  • Nel VIII secolo a. C., il poeta epico Eumelo di Corinto narra che i figli di Medea muoiono in un rituale perpetrato dalla madre con lo scopo di renderli immortali. Medea non voleva uccidere i bambini, ma tentare di salvarli. Quando Giasone scoprí l’accaduto l’abbandonò e se ne tornò a Iolco.
  • Secondo Creofilo di Samo furono i cittadini di Corinto a uccidere i figli di Medea, facendo poi ricadere subdolamente la colpa sulla madre. Lo Stato non aveva mai accettato Medea e decise di lasciare che i bambini muoiano di fame – altre fonti parlano di linciaggio – per il solo fatto di essere figli di una straniera.

Euripide conosceva bene tutte quelle narrazioni, ma nella sua tragedia racconta ben altro, descrivendo una mater terribilis, annebbiata dalla sete di vendetta e trasforma l’uccisione rituale dei figli in omicidio premeditato.

Claudio Eliano (II-III secolo d.C.) cita più di una testimonianza per sostenere che fu Euripide ad attribuire a Medea il ruolo della madre infanticida. Fra queste testimonianze, c’è quella del poligrafo di Preneste (170-235 d.C.), secondo cui Euripide scrisse la tragedia dietro richiesta dei Corinzi: furono loro i reali colpevoli dell’uccisione dei bambini e grazie alla bravura del poeta volevano che una menzogna prevalesse sulla verità. Inoltre, il grammatico alessandrino Parmenisco (II-I sec. a.C.) fornisce un particolare curioso: a suo dire, Euripide avrebbe ricevuto cinque talenti dai Corinzî per avere attribuito a Medea la strage dei suoi figli; questi invece erano stati uccisi da loro esasperati dal fatto che una maga straniera regnava sulla città.

Anche secondo Pausania, Medea non avrebbe ucciso i figli, ma sarebbero stati i Corinzi a farlo, perché i bambini avevano portato a Creusa i doni incendiari della loro madre, ovvero una corona e un peplo avvelenati.

L’interesse degli storici per le modifiche apportate da Euripide al mito era legate a ragioni critico-letterarie: l’obiettivo era verificare la poetica di Euripide alla luce della teoria enunciata da Aristotele, secondo la quale i miti non si possono alterare e al poeta spetta il compito di trovare le trame e di sapere presentare bene quelle tramandate (“Commento alla Medea di Euripide”, Gennaro Tedeschi, Università degli Studi di Trieste, 2010).

In conclusione, pare che sia “per colpa” di Euripide che Medea sia diventata la terribile assassina capace di ogni gesto, di cui ci parla la tradizione.

“Se non vogliamo credere alla notizia riportate da Eliano e Parmenisco, secondo i quali Euripide compose la tragedia su richiesta e dietro compenso da parte dei Corinzi per riversare su Medea la colpa del crimine e liberare se stessi dall’infamante accusa, allora possiamo pensare che fu proprio Euripide a introdurre questa variante, formidabile e altamente provocatoria, manipolando con grande abilità i materiali tràditi soprattutto nel porre a confronto civiltà e barbarie, nell’affrontare i temi dell‘altro’, dell’esule, dell’escluso dalla società. La poesia tragica di Euripide crea un mito nuovo, destinato ad attraversare i secoli, il mito della mater terribilis”

(M.G. Ciani, “Sul tradurre il greco. Appunti per Medea di Euripide” – Inda, Siracusa 2009).

Forse a Euripide interessava solo costruire un personaggio memorabile: l’infanticidio avrebbe fatto scandalo e portato una certa fama alla tragedia.